Europe's State of Water 2024: The Need for Improved Water Resilience



Il rapporto "Europe's State of Water 2024: The Need for Improved Water Resilience" è stato pubblicato dall'Agenzia Europea dell'Ambiente (EEA) il 15 ottobre 2024 ed è stato presentato dalla Commissaria europea Jessika Roswall il 4 febbraio 2025.
Nella sua dichiarazione, la Commissaria Roswall ha evidenziato la necessità di accelerare i progressi in tutta Europa per proteggere le risorse idriche e gestire meglio i rischi legati alle alluvioni. “Questo rapporto, ha detto, offre una valutazione dettagliata dello stato delle risorse idriche in Europa, evidenziando tre sfide principali per la gestione futura delle acque europee e cioè la Protezione e ripristino degli ecosistemi acquatici, il Raggiungimento dell'obiettivo di inquinamento zero ed infine l’Adattamento alla scarsità d'acqua, siccità e rischi di alluvioni. Il rapporto sottolinea l'urgenza di migliorare la resilienza idrica in Europa per garantire disponibilità di acqua dolce sia per le persone che per l'ambiente in quantità e modalità sostenibili”.
Contenuti del Rapporto
La gestione idrica in Europa: sfide, priorità e prospettive per un futuro resiliente
L'Europa si trova ad affrontare una crisi idrica crescente, aggravata dal cambiamento climatico e dall'inquinamento. Ogni anno, il 20% del territorio e il 30% della popolazione sono soggetti a stress idrico, con eventi estremi come alluvioni sempre più frequenti e devastanti. Solo il 37% dei corpi idrici superficiali ha raggiunto uno stato ecologico soddisfacente, mentre persistono inquinanti come mercurio e pesticidi che minacciano il 77% delle acque sotterranee, soprattutto a causa dell’agricoltura intensiva e delle attività industriali.
Per affrontare queste sfide, emergono tre priorità fondamentali:
Protezione e ripristino degli ecosistemi acquatici
Gli ecosistemi d'acqua dolce europei, tra i più degradati al mondo, soffrono per l'inquinamento, le modifiche idromorfologiche e la perdita di biodiversità. Soluzioni basate sulla natura (NbS), come il ripristino di zone umide e torbiere, possono migliorare il ciclo idrico e la resilienza ambientale. La rimozione di barriere fluviali, supportata da tecnologie avanzate come il telerilevamento, favorisce la biodiversità e i servizi ecosistemici.
Obiettivo "zero inquinamento"
La qualità delle acque è minacciata da nutrienti, sostanze chimiche pericolose e inquinanti emergenti come i PFAS. Investimenti in tecnologie innovative, il miglioramento del trattamento delle acque reflue e la riduzione delle emissioni agricole e industriali sono essenziali. Sistemi decentralizzati e il recupero di energia e nutrienti offrono soluzioni efficienti e sostenibili.
Adattamento alla scarsità idrica e agli eventi estremi
Il cambiamento climatico intensifica siccità e alluvioni, compromettendo sicurezza idrica e infrastrutture. È cruciale promuovere l'efficienza idrica in agricoltura, adottando colture resilienti e riducendo la dipendenza dall'irrigazione. Le nuove tecnologie possono consentire un uso efficiente dell’acqua e un minor utilizzo di sostanze chimiche, a parità di produzione sia nell’agricoltura che nell’industria. Il cambiamento climatico intensifica fenomeni estremi, minacciando infrastrutture, sicurezza alimentare e disponibilità idrica. Le aree urbane devono adottare infrastrutture verdi per trattenere le acque meteoriche, ridurre il rischio di inondazioni e migliorare la qualità dell'acqua. È necessario aumentare gli investimenti in prevenzione, poiché l'86% dei piani di gestione dei bacini fluviali segnala carenze di finanziamenti.
Prospettive future
Un approccio integrato è indispensabile per garantire una gestione sostenibile delle risorse idriche. La resilienza idrica va potenziata attraverso una Strategia per la Resilienza Idrica che integri la gestione delle acque, riducendo lo spreco d'acqua con maggiore efficienza, riutilizzo e riduzione delle perdite, e stabilendo tariffe e obiettivi per il risparmio idrico. La legge europea per il ripristino della natura e l'economia circolare, basata sul riutilizzo dell'acqua e sulla digitalizzazione, possono rafforzare la resilienza idrica. Tuttavia, l’implementazione normativa che deve essere resa più agevole, meno burocratica e più operativa, e gli investimenti restano cruciali per raggiungere gli obiettivi entro il 2050, rispondendo alla richiesta del 75% dei cittadini europei di un intervento più deciso da parte dell’UE.
Commento
L’Italia, fra i paesi europei, risente in maniera particolare e strutturale le criticità individuate dal Rapporto a livello continentale. E in ambedue le fenomenologie prodotte dagli effetti metereologici del cambiamento climatico e cioè la siccità e il dissesto idrogeologico sotto forma di alluvioni, fluviali e pluviali, e di frane.
Questo tipo di problematica spesso tende a depotenziare nell’Agenda politica dei diversi livelli di Governo del paese, da quello comunale a quello nazionale, gli altri due problemi legati alla qualità dell’acqua (Obiettivo zero inquinamento) e alla qualità degli ecosistemi acquatici e dipendenti dalla risorsa idrica (Protezione e ripristino degli ecosistemi). Ed invece anche questi elementi sono da ritenersi fondamentali in una gestione di qualità e sostenibile dell’acqua.
Per tenere assieme ed affrontare in maniera “olistica” (appunto con l’approccio “One Water”) questi obiettivi è sempre più chiara l’esigenza di aumentare le risorse di intervento, di qualificare la natura degli interventi sempre di più e sempre meglio come “nature based” ma anche, e non come ultimo fattore, realizzare un approccio integrato nella gestione del ciclo dell’acqua. Integrato fra settori diversi (civile, agricolo, industriale, naturale, energetico, etc) e fra Istituzioni e Agenzie diverse. Ed invece su questo tema l’Italia segna un particolare ritardo in Europa secondo l’obiettivo di sostenibilità dell’Onu indicato con il punto 6.5. (SDG 6.5 si riferisce a un obiettivo specifico dell'Obiettivo di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite che stabilisce che "Entro il 2030, tutti i Paesi devono implementare una gestione integrata delle risorse idriche”).
Il Rapporto dà indicazioni giuste per rafforzare le linee di azione, magari aumentando le risorse finanziarie collegate, del PNACC recentemente varato dal Governo Nazionale ma che ancora non è riuscito a rappresentare la sede giusta e unitaria di coordinamento forte per affrontare queste problematiche di lungo periodo e che riguardano una pluralità di settori e di soggetti del sistema nazionale.
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