Trasformazioni del territorio e incremento del rischio idrogeologico



Il Consiglio Nazionale dei Geologi (CNG) ed il Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI), insieme alla Fondazione CNI, alla Fondazione “Centro Studi” CNG e alla Fondazione Inarcassa, hanno organizzato la “2^ Giornata Nazionale della prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico”, che si è tenuta il 14 maggio 2025 presso l’Acquario Romano.
Quest’anno l’evento si è focalizzato sulle trasformazioni del territorio e sull’incremento dei fattori di rischio dovuto a cause differenti, tra cui il cambiamento climatico. Particolare attenzione e’ stata prestata agli strumenti di programmazione, a livello nazionale e locale, di opere per la prevenzione e per la mitigazione del rischio idrogeologico oltre che agli strumenti di governance delle politiche di intervento in questo ambito. Esperti e policy makers hanno dibattuto sulle sfide attuali e future. Ampio spazio, infine, e’ stato dato ad approfondimenti tecnici sugli strumenti e sulle metodologie più recenti in tema di prevenzione del rischio idrogeologico.
Risulta evidente che, soprattutto, rispetto ai temi della prevenzione del rischio, la categoria professionale dei geologi, in un ambito multidisciplinare, abbia un importante ed essenziale ruolo di “portatrice di conoscenze” e possa affiancare le istituzioni nel definire più efficaci politiche e modalità di intervento.
Riportiamo un gradito intervento del Presidente del Consiglio Nazionale dei geologi dott. Arcangelo Francesco Violo
“Il delicato assetto geomorfologico del nostro Paese merita una particolare attenzione anche mediante questo genere di iniziative, considerato che è sempre più reso vulnerabile da uno sviluppo antropico disordinato e spesso speculativo, oltre che dall’assenza di manutenzione del territorio.
Rispetto ad alcuni anni fa, le difficoltà registrate in merito all’attuazione degli interventi sono più organizzative che finanziarie: spesso le risorse sono stanziate ma non vengono efficacemente utilizzate, perché non collegate a progetti cantierabili, e i cambi di indirizzo politico e le difficoltà autorizzative non facilitano di certo la “messa in opera” di adeguate azioni di prevenzione.
Sovente accade, nello specifico, che gli interventi siano finanziati in modo non funzionale rispetto all’effettivo raggiungimento dell’obiettivo, ad esempio, in relazione alle indagini geologiche ed ai monitoraggi ante e post operam, definendo modelli geologici affidabili che consentano l’attenta valutazione del rischio residuo, fin dalla fase di progettazione.
Esiste anche un problema di frammentazione delle competenze: sono almeno 4 i Ministeri che hanno competenza in materia, a cui si aggiungono i Distretti Idrografici, le Regioni, i Comuni, i Consorzi, i Commissari ecc., non coordinati tra loro nell’azione. Di conseguenza, è fondamentale programmare piani di intervento pluriennali e continuativi delle azioni di prevenzione dei rischi geologici, definendone le priorità in coordinamento con i PAI.
Per quanto riguarda la normativa tecnica vigente, su tali aspetti si registrano criticità significative che dovranno essere urgentemente colmate. La prima occasione importante sarà rappresentata dalla prossima revisione e aggiornamento delle NTC 2018, nonché auspicabilmente dalla riforma del DPR 380/2001 (Testo Unico per l’Edilizia) e del D.lgs. 152/2006 (Codice dell’Ambiente), con specifico focus sugli aspetti geologico-tecnici, idrogeologici e geomorfologici.
Non esiste, purtroppo, una “soluzione unica” ma un ventaglio di soluzioni: queste includono sia interventi strutturali che non strutturali, mediante i quali contribuire significativamente alla prevenzione delle conseguenze dei dissesti ed operare una corretta gestione del rischio idrogeologico, tra cui:
a) l’aggiornamento e approfondimento continuo dei PAI, risolvendo la disomogenietà che attualmente li caratterizza, utilizzando metodologie collaudate ed innovative, adoperando le nuove tecnologie di rilevamento e monitoraggio e le nuove conoscenze scientifiche;
b) l’adeguamento della Pianificazione Urbanistica Comunale, incentivando i Comuni a recepire la Pianificazione di Bacino nei propri strumenti urbanistici;
c) la redazione ed attuazione dei Piani di Protezione Civile, che spesso non vengono adeguatamente aggiornati con la ciclicità necessaria per mancanza di fondi dedicati;
d) l’adozione delle azioni previste dal Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC), approvato con Decreto MASE n. 434 del 21/12/2023, che si configura come uno strumento fondamentale di indirizzo per le istituzioni a tutti i livelli di governo del territorio, nonostante andrebbero meglio identificare le priorità, definendo i criteri per i piani regionali e locali e determinando le risorse finanziarie destinate.
Tra le azioni strategiche non strutturali di prevenzione e gestione del rischio idrogeologico a cui andrebbe data immediata attuazione e che risultano più strategiche per il Paese, vi è senza dubbio anche il Presidio territoriale (PT), che consiste nell’attività di monitoraggio osservativo e strumentale del territorio, operata da parte di tecnici esperti, attraverso l’osservazione diretta e in tempo reale dell’evoluzione dei fenomeni in atto e dell’insorgenza di fenomeni precursori potenzialmente pericolosi per la pubblica e privata incolumità, in modo da dare efficacia alle misure non strutturali di previsione, prevenzione, mitigazione e gestione del rischio idrogeologico, peraltro già previste nell’attuale quadro normativo.
Alle iniziative sopra indicate dovrebbero accompagnarsi, di sicuro, quelle per contrastare efficacemente gli effetti dei cambiamenti climatici, che si traducono sempre più spesso in eventi estremi come la siccità e tali fenomenologie influiscono in maniera importante sul ciclo idrologico dell’acqua conosciuto, variando, in quantità e qualità, la disponibilità delle risorse idriche durante l’anno per i vari usi.
La strategia di accumulare acque superficiali in piccoli e medi serbatoi nei periodi di “abbondanza”, ad esempio, potrebbe coniugarsi con l’eventuale esigenza, di un determinato territorio, di rimpinguare la falda attraverso dei sistemi di ricarica alimentati proprio dalle acque contenute in questi serbatoi, che nei periodi piovosi eccezionali non avrebbero problemi a ricaricarsi velocemente.
Andrebbe rafforzato il carattere conoscitivo degli aspetti legati all’idrogeologia dei territori, quale fattore imprescindibile ai fini di una corretta pianificazione dell’uso della risorsa idrica.
Un’occasione importante in tal sensi sarà il primo Forum Euromediterraneo dell'Acqua, evento programmato a Roma, nell’autunno del 2026, dal Comitato “One Water”, che nasce qualche anno fa per iniziativa di un gruppo di esperti, rappresentanti delle istituzioni, tra cui il Consiglio Nazionale dei Geologi, del mondo imprenditoriale e della società civile, al fine di sostenere il protagonismo dell’Italia nel dibattito internazionale sui temi dell’acqua.
Concludo il mio intervento con l’auspicio che tutti gli obiettivi indicati possano essere raggiunti nel più breve tempo possibile e che a tale raggiungimento possa contribuire, di anno in anno, questa giornata dedicata alla tematica del dissesto idrogeologico.”
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