Intervista a Joan Borrell | Il Mediterraneo è un laboratorio per il mondo



"Il Mediterraneo è un laboratorio per il mondo"
In vista dell’Euro-Mediterranean Water Forum di Roma (29 settembre - 2 ottobre), abbiamo parlato con Joan Borrell, Vice Segretario Generale per la Stabilità e la Resilienza dell’Unione per il Mediterraneo (UfM), per capire cosa c’è in gioco per la regione e perché Roma rappresenti un appuntamento così importante.
Il Forum si apre il giorno successivo alla 2ª Riunione Ministeriale dell’UfM sull’Acqua. Perché questa sequenza è importante?
Perché l’ambizione politica e le competenze tecniche raramente siedono nella stessa stanza. Il 28 settembre, a Roma, si riuniscono i Ministri responsabili delle politiche idriche dei 43 Stati membri dell’UfM. La mattina seguente, il Forum apre le sue porte a gestori dei servizi idrici, autorità di regolazione, autorità di bacino, ricercatori, finanziatori e imprese. Questa impostazione consecutiva è deliberata. Una dichiarazione adottata dai governi rappresenta un punto di partenza, non un risultato. A trasformarla in azioni concrete è la comunità di attori che si ritrova al Forum. Roma offre entrambe queste dimensioni nella stessa settimana e nella stessa città.
Le pressioni sull’acqua nel Mediterraneo continuano a occupare le prime pagine. Come descriverebbe la situazione?
Il Mediterraneo si sta riscaldando a una velocità circa del 20% superiore alla media globale e le conseguenze non sono più semplici proiezioni. Siccità, incendi e alluvioni colpiscono sempre più frequentemente le nostre coste e oltre 180 milioni di persone nella regione vivono già in condizioni di scarsità idrica.
Tuttavia, eviterei una lettura esclusivamente allarmistica. Il Mediterraneo è anche un laboratorio per il mondo. I Paesi della regione gestiscono da decenni la scarsità d’acqua, il riutilizzo delle risorse idriche, la desalinizzazione e la condivisione di fiumi transfrontalieri. Ciò che viene sperimentato qui offre insegnamenti che vanno ben oltre il nostro bacino. Poche regioni possono vantare un patrimonio di esperienza pratica altrettanto ricco.
I Ministri dovrebbero approvare un nuovo insieme di priorità per il periodo 2026-2030. Quali sono?
Sono cinque e sono strettamente interconnesse: rafforzare la governance dell’acqua e l’inclusione, integrando realmente giovani e donne nei processi decisionali; rendere operativo il nesso acqua-energia-cibo-ecosistemi, passando dalla teoria all’azione; rafforzare il finanziamento e gli investimenti nel settore idrico; accelerare la digitalizzazione e la gestione basata sui dati; e aumentare la resilienza idrica e climatica.
Alla base di queste priorità vi sono tre strategie già approvate dagli Stati membri a Barcellona lo scorso novembre, dedicate rispettivamente al nesso tra risorse, alla finanza dell’acqua e alla digitalizzazione. Non si tratta quindi di un nuovo punto di partenza, ma del momento in cui un quadro condiviso si traduce in attuazione concreta, con l’obiettivo di raggiungere l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile n. 6: garantire acqua pulita e servizi igienico-sanitari per tutti entro il 2030.
L’intelligenza artificiale è davvero un elemento di svolta per il settore idrico?
Sì, senza dubbio. Ma esiste un rischio che dobbiamo riconoscere apertamente: il divario digitale.
Gli strumenti basati sull’intelligenza artificiale e sull’analisi dei dati producono i maggiori benefici proprio nei sistemi più fragili, che spesso sono anche quelli meno attrezzati per adottarli. Pensiamo all’acqua non fatturata, ovvero l’acqua prodotta che viene poi persa a causa di perdite, furti o errori di fatturazione. In diversi Paesi della regione supera il 40% e in alcuni casi oltrepassa il 60%.
Ogni punto percentuale rappresenta acqua già trattata e già pagata. Contatori intelligenti, sensori e sistemi di analisi predittiva possono individuare queste perdite. Tuttavia, il principale ostacolo nella nostra regione non è la tecnologia ma il deficit di competenze digitali. Se l’intelligenza artificiale progredisce solo dove esistono già capacità e risorse finanziarie, il divario tra le due sponde del Mediterraneo rischia di ampliarsi invece di ridursi. Sarebbe un fallimento, ed è un risultato che possiamo evitare.
Concretamente, cosa sta facendo l’UfM sulla digitalizzazione?
Stiamo lavorando su quattro fronti.
Primo, abbiamo realizzato una mappatura della situazione attraverso il nostro Quadro Strategico per la Digitalizzazione del Settore Idrico, valutando il livello di maturità digitale di 24 Stati membri, dai contatori intelligenti all’intelligenza artificiale e ai digital twin. Ciò consente ai Paesi di apprendere dalle esperienze reciproche anziché ricominciare da zero.
Secondo, stiamo investendo nella formazione attraverso un programma regionale di webinar articolato in sei moduli, dedicati alle opportunità offerte dall’IA, alla governance e alla regolazione digitale, all’analisi avanzata dei dati e al supporto alle decisioni, oltre a temi quali tecnologie emergenti, manutenzione e cybersicurezza.
Terzo, abbiamo creato una Comunità di Pratica affinché le conoscenze sviluppate in un Paese possano essere condivise con tutti gli altri.
Infine, abbiamo costruito partenariati con organizzazioni come GWP-Med, PRIMA e l’Institut Méditerranéen de l’Eau, ampliando la portata delle nostre azioni.
I risultati sono già visibili: Malta ha raggiunto una copertura del 96% di contatori intelligenti, mentre la Giordania sta sviluppando un Sistema Nazionale di Informazione Idrica basato su SCADA e smart metering nell’ambito della propria strategia nazionale al 2040.
Il Forum coinvolge il settore privato accanto ai governi. Che ruolo attribuisce alle imprese?
Questo è probabilmente il cambiamento più importante da evidenziare. Non si tratta più di una conversazione limitata ai gestori del servizio idrico.
Oggi partecipano settori per i quali l’acqua è diventata una risorsa essenziale e che, a loro volta, sono diventati attori centrali per il futuro dell’acqua. A Roma saranno presenti imprese del comparto bevande, cosmetica, moda e tessile, assicurazioni, energia, agricoltura e tecnologia.
Un produttore tessile, un operatore di data center, un’azienda alimentare o una compagnia assicurativa che valuta il rischio alluvionale hanno un interesse diretto nella sicurezza idrica. L’agricoltura da sola rappresenta circa il 70% dei prelievi idrici globali e una quota ancora maggiore in alcune aree della nostra regione.
Questi settori non sono semplici osservatori delle politiche dell’acqua: sono tra i loro principali protagonisti. La sfida consiste nel mettere intorno allo stesso tavolo pianificazione pubblica e capitale privato per sviluppare progetti sostenibili e concretamente finanziabili.
Roma rappresenta una tappa di un percorso più ampio. Cosa accadrà dopo?
Seguiranno la Cairo Water Week a ottobre, la COP31 di Antalya a novembre, la Conferenza ONU sull’Acqua negli Emirati Arabi Uniti a dicembre e l’11° Forum Mondiale dell’Acqua a Riyadh nel 2027.
Il nostro obiettivo è che il Mediterraneo arrivi a questi appuntamenti con una voce unica e coerente, anziché con 43 voci separate. Roma è il luogo in cui questa voce prende forma.
Un ultimo messaggio per chi parteciperà al Forum?
Venite per costruire, non soltanto per ascoltare.
Il valore del Forum sarà misurato dalle partnership che nasceranno al suo interno. E desidero ringraziare l’Italia, che ospita sia la Ministeriale sia il Forum, il One Water Committee Italy, l’Institut Méditerranéen de l’Eau e tutti i partner che hanno reso possibile questa iniziativa.
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