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Forum Euromediterraneo dell'acqua Roma 2026

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Un Forum che ha cambiato il modo di parlare di acqua

16 Ottobre 2026
Maria Spena
di Maria Spena
Un Forum che ha cambiato il modo di parlare di acqua
Un Forum che ha cambiato il modo di parlare di acqua

Mentre si chiude il sipario sul Forum Euromediterraneo dell’Acqua, una convinzione emerge con chiarezza: questo non è un punto di arrivo, ma l’inizio di una nuova fase di lavoro e cooperazione.
I risultati di questi quattro giorni hanno superato le aspettative. Il Forum ha riunito partecipanti provenienti da oltre 70 Paesi, più di 30 rappresentanti istituzionali di alto livello tra ministri, Commissari europei, inviati speciali delle Nazioni Unite, ambasciatori e delegati governativi, oltre 700 relatori e più di 8.000 partecipanti complessivi tra sessioni, eventi collaterali e area espositiva.

Sono numeri importanti, ma ciò che conta davvero è quello che rappresentano.
Spesso si dice, e a ragione, che della crisi idrica si parla troppo poco, nonostante le sue profonde conseguenze sulle società, sulle economie e sugli ecosistemi. Se c’è un merito che va riconosciuto a questo Forum, è quello di aver contribuito a colmare questo vuoto. Per quattro giorni consecutivi l’acqua è stata al centro del dibattito. In ogni sala, in ogni panel, in ogni workshop si è parlato di acqua a 360 gradi, affrontandone sfide, criticità, prospettive e opportunità.

Accanto alla consapevolezza dell’urgenza delle sfide, un altro elemento ha caratterizzato queste giornate: l’ottimismo.
Quando si affrontano temi come la scarsità idrica, il cambiamento climatico o il degrado degli ecosistemi, il rischio è quello di lasciarsi sopraffare da una visione pessimistica. Alla Nuvola, invece, si è respirato un clima diverso. Ho percepito un forte senso di fiducia nella capacità di trovare soluzioni attraverso l’innovazione, la cooperazione internazionale, le nuove tecnologie, la digitalizzazione e gli strumenti della finanza sostenibile. È emersa con forza la consapevolezza che, accanto alle difficoltà, esistono opportunità concrete per costruire un futuro più resiliente.
Un momento particolarmente significativo è stato il lancio della Rome Initiative on Water. Fin dal primo giorno è apparso evidente che l’impegno dell’Italia sull’acqua non si sarebbe esaurito con questo Forum. L’annuncio ha mostrato come il percorso avviato a Roma stia già traducendosi in azioni concrete e in nuove forme di cooperazione internazionale. Come ha sottolineato il Ministro Antonio Tajani, questo Forum rappresenta il primo tassello di una più ampia strategia di diplomazia dell’acqua, destinata a rafforzare il dialogo e la collaborazione tra i Paesi della regione.
Il Forum ha inoltre confermato il ruolo strategico del Mediterraneo.

Il Mediterraneo è molto più di uno spazio geografico. È un luogo d’incontro tra tre continenti, un crocevia di culture, economie e realtà politiche diverse. È anche uno dei più importanti hotspot mondiali di biodiversità e una delle aree più esposte agli effetti del cambiamento climatico e dello stress idrico. La sua capacità di affrontare le sfide future dipenderà sempre più da una gestione sostenibile e condivisa delle risorse idriche.

Nel corso dei numerosi dibattiti emersi in questi giorni, è stato possibile individuare un filo conduttore comune: la necessità di un programma d’azione chiaro, inclusivo e concreto sull’acqua. Un programma capace di coinvolgere tutti gli attori interessati, dalle istituzioni al mondo economico, dalla ricerca scientifica alla società civile, senza dimenticare le comunità locali e le popolazioni maggiormente esposte agli effetti della scarsità idrica e del degrado ambientale.

Questo percorso deve partire da dati, evidenze ed esperienze reali. Il Forum ha raccolto un patrimonio straordinario di conoscenze, competenze e buone pratiche che non dovrà andare disperso. Al contrario, dovrà continuare a supportare il lavoro dei decisori politici, degli operatori del settore e delle organizzazioni internazionali nei prossimi anni.
Particolarmente incoraggiante è stata anche la presenza di delegazioni provenienti da regioni al di fuori dell’area euromediterranea. La piattaforma di dialogo costruita a Roma ha dimostrato che una collaborazione efficace tra istituzioni, imprese, accademia e società civile non solo è possibile, ma è indispensabile. Il modello sviluppato attraverso il Forum può diventare un punto di riferimento anche oltre i confini del Mediterraneo.

Uno dei risultati più significativi raggiunti è stato proprio quello di far dialogare mondi che troppo spesso operano separatamente.
Abbiamo anche scelto di raccontare l’acqua in modo diverso. Non soltanto come una sfida, ma anche come un’opportunità. Non soltanto come un problema da affrontare, ma come una leva di sviluppo. Le discussioni hanno evidenziato il potenziale della digitalizzazione, della blue economy e della finanza blu nel contribuire alla resilienza dei territori e alla crescita economica.
La forte attenzione mediatica registrata durante il Forum ha contribuito a diffondere questo messaggio e sono convinta che il cambiamento culturale avviato in questi giorni sia destinato a consolidarsi.

Dobbiamo infatti smettere di considerare l’acqua, e le infrastrutture necessarie alla sua gestione, esclusivamente come un costo.

L’acqua è un investimento.

Investire nell’acqua significa sostenere la crescita economica, rafforzare la resilienza delle comunità, proteggere gli ecosistemi e creare nuove opportunità occupazionali. Significa riconoscere l’accesso all’acqua come un diritto universale e comprendere che la sicurezza idrica è sempre più una questione di stabilità sociale, economica e geopolitica.
L’acqua è una componente insostituibile della vita e la tutela dell’ambiente passa necessariamente dalla sua salvaguardia.
Non dimentichiamolo: non c’è ambiente senza acqua, non c’è verde senza blu.

Il Forum Euromediterraneo dell’Acqua ha dimostrato che esiste oggi una nuova consapevolezza e un nuovo slancio internazionale attorno a questo tema. La sfida che abbiamo davanti è trasformare il dialogo in azioni concrete, le partnership in progetti e gli impegni assunti in risultati duraturi.
Il lavoro non si ferma qui.

Dopo Roma, continua con ancora maggiore determinazione.

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