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Forum Euromediterraneo dell'acqua Roma 2026

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L’intervista a Maria Spena: acqua, clima e diplomazia per il futuro del Mediterraneo

22 Settembre 2026
Redazione One Water
di Redazione One Water
L’intervista a Maria Spena: acqua, clima e diplomazia per il futuro del Mediterraneo
L’intervista a Maria Spena: acqua, clima e diplomazia per il futuro del Mediterraneo

Per quattro giorni Roma sarà il punto di incontro tra Europa, Africa e Medioriente su uno dei temi cruciali del futuro: l’acqua.
Dal 29 settembre al 2 ottobre la Capitale ospiterà il Forum euromediterraneo dell’acqua, dove saranno attese le delegazioni di 40 Paesi dell’area mediterranea, dei Balcani, del Nord Africa, del Medioriente e della Penisola Arabica.

A spiegare la cornice nella quale si inserisce l’iniziativa è Maria Spena, presidente del Comitato One Water Italy. «Siamo di fronte a evidenti cambiamenti climatici che richiedono risposte immediate rispetto a eventi estremi come siccità e inondazioni», ci ha spiegato. One Water è, insieme all’Unione per il Mediterraneo e all’Istituto Mediterraneo dell’Acqua, organizzatore dell’evento, in partenariato con l’Arab Water Council e diverse agenzie delle Nazioni Unite. Sono coinvolti inoltre il Ciheam di Bari, numerosi ministeri italiani, tra cui quello degli Esteri, dell’Ambiente e dell’Università, il Comune di Roma, la Regione Lazio, la Conferenza Stato-Regioni, enti del settore e rappresentanti della società civile.

La materia del confronto è ampia. Si parlerà di risorse idriche, prevenzione e gestione dei rischi, rapporto tra acqua ed energia, alimentazione e ambiente, oltre al ruolo della space economy applicata alla gestione idrica. Il programma comprende inoltre la nona edizione del festival dell’Acqua di Utilitalia e il Seawater Summit, con la partecipazione di amministratori delegati e leader istituzionali della filiera.

Ma a rendere il tema idrico una questione geopolitica è soprattutto la dimensione mediterranea. Il bacino conta oltre 500 milioni di abitanti e circa il 70% di essi vive sulla sponda meridionale e orientale, tra Nord Africa e Vicino Oriente. «Le proiezioni demografiche», spiega Spena, «indicano che nel 2050 la popolazione del Mediterraneo potrebbe superare i 630 milioni di persone e una quota considerevole della crescita sarà concentrata proprio in quelle aree meridionali». È un cambiamento radicale rispetto alla distribuzione demografica del passato, se si pensa che negli anni Sessanta i Paesi che oggi appartengono all’Unione europea rappresentavano circa il 64% della popolazione nell’area. È chiaro, quindi: con l’acqua si gioca la stabilità del prossimo futuro, e non solo declinata nel capitolo del cambiamento climatico, ma anche e soprattutto perché, oltre a essere fondamentale la garanzia dell’approvvigionamento delle popolazioni, senza reti idriche efficienti risulta difficile sostenere agricoltura, urbanizzazione e stabilità demografica. C’è infatti una correlazione tra crisi climatiche e grandi movimenti migratori. L’acqua non è certamente l’unica causa delle migrazioni, ma la sua scarsità può diventare uno dei fattori che contribuiscono all’instabilità di intere aree.

Il tema è già entrato nella cooperazione internazionale italiana – si pensi alla Water Coalition nata durante la presidenza italiana del G7 o alla componente dedicata all’acqua nell’ambito del Piano Mattei. «È qui», ricorda ancora Spena, «che entra in gioco la cosiddetta “diplomazia blu”: il punto di partenza è che l’acqua può essere anche uno strumento di cooperazione fra Stati.
Il Mediterraneo è destinato ad affrontare pressione sulle risorse e necessità di nuovi investimenti: la sfida sarà trasformare la cooperazione in infrastrutture e sistemi di gestione capaci di funzionare nel lungo periodo».

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